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Trasmissione dell’epatite C

Il virus dell’epatite C, modalità di contagio

Attualmente, non esiste un vaccino per l’epatite C. La prevenzione è l’unico modo per evitare il contagio di questa malattia infiammatoria del fegato causata dal virus dell’epatite C. Cerchiamo di capire come avviene esattamente il contagio.

trasmissione epatite cLa trasmissione dell’infezione dell’epatite C avviene nella stragrande maggioranza dei casi per via parenterale, cioè attraverso il sangue, e molto meno frequentemente per via sessuale. Il virus raggiunge il fegato attraverso il sangue e qui inizia a riprodursi. Spesso, gli anticorpi dell’organismo non riescono ad eliminare le cellule infette e quindi l’infezione può proliferare.

Normalmente la trasmissione avviene da individuo adulto ad individuo adulto, e solo in minor misura (con una frequenza del 3-5%), da madre a figlio. Tale percentuale aumenta considerevolmente nel caso di madri portatrici anche del virus HIV, nel qual caso può raggiungere anche tassi del 15-25%.

Ecco alcune cose da sapere sull’epatite C e dei consigli da mettere in pratica per evitare la trasmissione del contagio.

Come si trasmette l’epatite C? La via parenterale.

La transmissione dell’epatite C avviene preferenzialmente per via parenterale. Il contagio avviene normalmente attraverso trasfusioni di sangue, attraverso la condivisione di siringhe e strumenti medici o di oggetti taglienti (ad esempio, rasoi e forbici).

Trasfusioni di sangue e di plasma-emoderivati sono stati il principale fattore di rischio per la diffusione dell’epatite C negli anni prima del 1990, prima cioè che fosse possibile identificare gli anticorpi dell’epatite C nel sangue attraverso lo screening obbligatorio del sangue.

Oggi, grazie a migliori regole, il tasso d’incidenza di epatite C legato alle trasfusioni in Europa è quasi nullo. Nei paesi in via di sviluppo invece, il tasso di trasmissione dell’epatite C attraverso le trasfusioni rimane molto alto.

Anche il rischio di contrarre l’infezione attraverso lo scambio di aghi e siringhe è sostanzialmente diminuita sia in Europe che negli Stati Uniti principalmente grazie a migliori procedure di sterilizzazione e utilizzo di materiale monouso.

I rischi di trasmissione attraverso il riutilizzo di siringhe esiste ancora nei paesi in via di sviluppo e in alcune comunità di tossicodipendenti che si iniettano le droghe direttamente in vena.

In Europa e negli Stati Uniti la tossicodipendenza è il principale fattore di rischio per l’epatite C.

Tuttavia, questo è spesso un punto di confusione. Il fatto che questo sia il modo più comune per la trasmissione non significa che questo sia il modo in cui tutte le persone hanno contratto l’epatite.

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L’epatite C rimane spesso asintomatica per anni e anche decenni. Una persona a cui viene diagnosticata oggi la infezione avrebbero potuto averla latente per un tempo molto lungo. Potrebbe risalire ai tempi in cui il virus non era conosciuto e le attrezzature e procedure mediche e dentistiche non erano successivamente controllate.

Ancora oggi gli strumenti utilizzati per piercing, tatuaggi e l’agopuntura, potrebbero trasmettere l’epatite C. Anche piccoli interventi odontoiatrici e endoscopie magari in posti con pochi controlli possono anche essere un modo di trasmissione di questa malattia epatica.

In casa, gli oggetti di uso sanitario che possono procurare piccole ferite (forbici, rasoi, spazzolini e tagliaunghie) possono essere un veicolo di trasmissione dell’epatite C.

Esiste un altro veicolo di trasmissione dell’epatite C? La via sessuale

I rapporti sessuali sono solo raramente la causa di trasmissione del virus dell’epatite C, normalmente in meno del 5% dei casi.

Esistono pero fattori che possono aumentare tale rischio: se la malattia epatica è in fase acuta, se c’è la compresenza di una infezione da HIV, nel caso di lesioni genitali o di ciclo mestruale.

Trasmissione dell’epatite C: ieri e oggi

Storicamente la modalità di trasmissione dell’epatite C che ha maggiormente contribuito alla sua diffusione è stata quella per via percutanea.

Negli anni ’60-’70, con lo sviluppo della chirurgia ambulatoriale, cure odontoiatriche, agopuntura, ecc. la trasmissione raggiunse il suo apice. Mancando le conoscenze sui virus epatici, l’uso di siringhe di vetro non sterilizzate è stato uno dei principali meccanismi di trasmissione del virus.

A partire dal 1990, con la scoperta del virus grazie all’introduzione del test di screening sulle donazioni di sangue, questo modo di contagio è diminuito fortemente. Oggi la trasmissione dell’epatite C in un ambiente medico avviene solo in casi eccezionali.

Adesso quindi conosciamo come avviene la trasmissione dell’epatite C e a quale rischio esponiamo i nostri familiari quando magari condividiamo cose semplici come lo spazzolino da denti o le forbicine per le unghie. Vorremmo curarci subito per poter recuperare quei gesti di affetto che magari adesso siamo costretti a limitare.

Il modo migliore per evitare la trasmissione e proteggere i tuoi cari? Curarsi!

Come sappiamo bene, il costo della cura per il governo e ingente e non può essere supportato in una soluzione unica per tutta la popolazione, ecco quindi che la scelta di dare priorità per il trattamento a quella parte di popolazione che ne ha più bisogno è dal punto di vista del ministero completamente comprensibile. Viene data priorità a quelle persone che hanno già in atto una grave fibrosi del fegato e sono a rischio di sviluppare in tempi brevi un tumore.

Ma mentre questo ha senso ed e comprensibile, per il singolo cittadino questa non è una scelta ideale perché ci richiede di continuare a convivere con una malattia per altri anni e ad avere particolari attenzioni per proteggere le persone che ci circondano. Vale anche la pena ricordare che se la cura viene applicata nei primi stadi della malattia con una fibrosi ancora molto bassa, le chances di successo della cura sono molto maggiori che nel caso la cura venga somministrata a persone con fibrosi più elevata.

Infine possiamo considerare che curare l’epatite C significa anche ridurre il tasso di mortalità legato ad altre malattie non epatiche. Nel caso per esempio della vascolite crioglobunemica (presente in circa il 15% delle persone affette da Epatite C) la cura del virus della epatite C permette una cura parziale o totale della vascolite nel 75% dei casi.

Riuscire a curare l’epatite C migliora la tua qualità di vita, i tuoi rapporti interpersonali e la tua salute fisica ed emozionale. Il nostro obbiettivo ad Cure Hep C è di offrirti una soluzione valida ad un prezzo ragionevole!

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